Catania: 5 febbraio 2017, Omelia per la Festa di Sant’Agata

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Cari Fratelli e Sorelle, vi saluto con affetto e ringrazio il vostro Arcivescovo di avermi invitato a presiedere questa solenne Eucarestia, in occasione della festa della Santa Patrona, Sant’Agata. Vengo come pellegrino in questa vostra bella Chiesa di Catania per raccogliere la testimonianza di fede della giovane e grande Martire e per pregare con voi e per voi, perché possiate averla sempre come modello e ispiratrice di vita.

Abbiamo ascoltato dalla Parola di Dio la testimonianza meravigliosa dei sette fratelli maccabei che con la loro madre subirono crudeli supplizi ma rimasero fedeli alla fede dei padri (2 Mac. 7, 1-2.3-14). Analoga testimonianza riceviamo da Sant’Agata. Voi conoscete la sua storia, secondo la ‘Passio Sanctae Agathae’ (della seconda metà del V secolo). Siamo alla metà del III secolo d.C., e secondo le leggi emanate fin dai tempi di Nerone, si era obbligati a professare la religione pagana, per cui i cristiani che rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi. La giovane Agata, di nobile famiglia catanese, educata nella fede cristiana, all’età di circa 15 anni, sentì nel cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e di consacrarsi a Dio. Il vescovo della città con una cerimonia ufficiale la accolse tra le vergini consacrate. Ma il governatore della città, di nome Quinziano, uomo duro e prepotente, la accusò di vilipendio della religione di Stato, la fece arrestare, tentò di sedurla, ma la giovane Agata resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata. Allora il governatore imbastì un processo contro di lei, la fece torturare e strappare i seni, ma miracolosamente guarita, fu bruciata su un letto di carboni ardenti. Mentre Agata, spinta nella fornace, moriva, un forte terremoto scosse la città di Catania e la folla dei catanesi spaventata, si ribellò all’atroce supplizio della giovane martire. La cronaca narra che, dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, durante una violenta eruzione dell’Etna, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora Sant’Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche egli incendi.

Cari fratelli, vorrei pormi con voi due domande: dove attinse la forza Sant’Agata, una giovane poco più che adolescente? E quale messaggio possiamo raccogliere dalla sua testimonianza? Sant’Agata è una martire, cioè una persona giovane che per la fede ha affrontato un combattimento, sostenuta dalla certezza delle parole del Signore, ricordate nel Vangelo: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima” (Mt, 10,28). A ben vedere, la vita cristiana, anche di oggi — come la storia del mondo – possiamo considerarla come una grande lotta, una battaglia, perennemente in balia di contrasti e violenze. Il motivo profondo di questa lotta è tra il riconoscere Dio e metterlo al di sopra di tutto, o non riconoscerlo. Queste due alternative rendono drammatica la vita. Tutti gli altri conflitti non sono altro che aspetti di questo fondamentale conflitto o ad esso si riconducono. Chi riconosce Dio e Io pone al centro della vita, concepisce tutto a partire da Lui e tutto a Lui riconduce. E’ questo principio che conferisce una forza divina alle persone, alle relazioni umane, e da ciò discendono i valori che informano l’esistenza: la comunione tra le persone, la giustizia, il rispetto per tutti, la carità, la solidarietà, la pace. Se invece non si riconosce Dio, come origine e fine della vita umana, l’uomo, il mondo, i rapporti tra le persone vengono concepiti a prescindere da Dio, viene negata la relazione e la dipendenza da Lui e un idolo prende il posto di Dio: cioè l’uomo fa di se stesso il centro del mondo, diviene misura di tutte le cose, padrone di tutto. E’ questa ultima una visione che attrae, che sembra realizzare la vita, che non è totalmente negativa, no: ma non è una visione equilibrata, perché subordina tutto al proprio io ed è in contrasto con l’altra visione che pone al centro Dio e che dà all’uomo il giusto posto, ma certo subordinato a Dio. Qui ha origine la guerra che si combatte da sempre nella storia del mondo: riconoscere Dio come Amore e l’uomo come essere amato da Dio, capace di amare Dio e i suoi simili, oppure negare Dio per principio o anche solo di fatto e combattersi con gli altri uomini. Sono due visioni non conciliabili. Sant’Agata ha fatto una scelta chiara, ha messo al centro della sua giovane vita Dio e dunque non ha ceduto alle lusinghe di chi le chiedeva, per salvare la vita, di mettere al centro se stessa rinnegando Dio. La sua fede forte e coerente le ha fatto dire che la vita senza Dio sarebbe stata persa, mentre unita a Dio, anche se uccisa nel corpo, le avrebbe assicurato la vita vera, quella che Dio le aveva donato. Così ha affrontato il martirio con molta fermezza e – come ci ha ricordato San Paolo nella seconda lettura (2Cor. 6, 4-10) – ha affrontato le tribolazioni e le angosce con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero. Vivere con fede il dramma della vita è dunque decisivo, un dramma che interessa tutti noi, i popoli, le nazioni.

Per questo ciascuno di noi deve chiedersi: riconosco nella mia vita il primato di Dio? Oppure metto me stesso al centro e rifiuto ciò che in qualche modo mi supera? Da come potremo rispondere, comprenderemo tanti atteggiamenti ambigui, tanti condizionamenti che sono alla base di divisioni, che mettono gli uni contro gli altri, e generano incomprensioni, avversioni, conflitti. Non dimentichiamolo mai, cari fratelli: nessuno di noi e nessuna istituzione è esente da questa tentazione e da questa lotta. La vita ci trascina dentro questa spirale e dobbiamo essere vigilanti per non soccombere. Gesù e i santi, come sant’Agata, con la loro vita hanno preso una precisa posizione in questa lotta perenne. Dinanzi a Pilato Gesù dice: “Io sono venuto a rendere testimonianza alla verità” (Gv 8, 37). Così ha confermato che la volontà del Padre per lui era al di sopra di tutto, che il supplizio della croce non era un fallimento della sua vita, ma l’atto supremo della sua vittoria e attraverso di esso rivelava l’amore di Dio che salva l’uomo e può saziare la sete di felicità presente in ognuno. Il Vangelo ci descrive la vita di Gesù come una continua lotta contro il male, contro ogni chiusura verso Dio. Altrettanto possiamo dire di sant’Agata che non indietreggiò dinanzi al tiranno, combatté con la forza della fede e dell’amore, affermando con il martirio il primato di Dio e la certezza di essere amata e salvata da Lui.

Chiediamo, fratelli e sorelle, a sant’Agata la grazia di saper discernere il bene dal male e di affrontare il nostro combattimento spirituale, resistendo volutamente alle seduzioni che spesso ci conquistano e ci fanno perdere il senso vero della vita. Se non possiamo risparmiarci di affrontare questa lotta, abbiamo però la certezza che il coraggio, la forza e la costanza che ci vengono dallo Spirito Santo, invocato nella preghiera umile e fiduciosa e nel sostegno della comunione fraterna e solidale dei fratelli di fede, ci renderanno vincitori. Si tratta naturalmente di una scelta che ha come frutti la serenità e la pace. L’apostolo Paolo ha scritto ai cristiani di Efeso suggerimenti importanti che possiamo fare nostri: “Rivestitevi, fratelli, dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del demonio. La nostra battaglia non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra… Tenete in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno… Pregate incessantemente… nello Spirito” (Ef 6, 1042. 13. 16-18). Sant’Agata interceda per noi. Amen.

Agostino Card. Vallini “SEMO TUTTI. DEVOTI TUTTI. CITTADINI ! VIVA SANT’AGATA

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Pubblicato il 5 febbraio 2017 su ALL NEWS. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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