Catania: 4 Febbraio 2017, l’Omelia della Messa dell’Aurora

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BASILICA CATTEDRALE
4 FEBBRAIO 2017
MESSA DELL’AURORA
OMELIA
Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi,
Fratelli e Sorelle nel Signore,
Devoti di Sant’Agata,
Distinte Autorità,
1. Abbiamo ripetuto come ritornello alle strofe
del salmo responsoriale l’espressione: “Il Signore è
il mio pastore: non manco di nulla”.
Il salmo proclamato esalta Dio pastore del suo
popolo, ed è uno dei più conosciuti e più valorizzato
nella preghiera sia personale che comunitaria.
Diversamente da oggi, l’immagine del
pastore era certamente più comprensibile ed
eloquente per la gente di allora. La pastorizia,
infatti, era una delle principali attività e parlare
di Dio come pastore significava sottolineare
quanto Egli faceva per il suo popolo. Anche se
oggi la figura del pastore non è così abituale
come allora, essa può, tuttavia, aiutarci a
comprendere l’amore paterno e misericordioso
con cui Dio ci accompagna nel cammino della
vita, e soprattutto nei momenti di prova, di
sofferenze o di qualsiasi difficoltà nella vita
quotidiana.
Chi va con il Pastore anche nelle valli
oscure della sofferenza, dell’incertezza e di tutti i
problemi umani, si sente sicuro. Tu sei con me:
questa è la nostra certezza, quella che ci sostiene.

Il buio della notte fa paura, con le sue ombre
mutevoli, la difficoltà di distinguere i pericoli, il suo
silenzio riempito di rumori indecifrabili.
Quel “tu sei con me” è una proclamazione di
fiducia incrollabile, e sintetizza l’esperienza di fede
radicale; la vicinanza di Dio trasforma la realtà e la
valle oscura perde ogni pericolosità e si svuota di
ogni minaccia.
Per tutti questi motivi Gesù usò spesso la
stessa immagine e definì se stesso come pastore
buono (Gv 10,11-18).
2. La pagina del Vangelo di Marco (6,30-34)
che abbiamo adesso ascoltato sottolinea che Gesù
vide una grande folla ed ebbe compassione di loro
perché erano come pecore che non hanno pastore.
Le pecore senza pastore diventano, infatti,
facilmente preda dei lupi. Per questo Gesù si
commosse e, benché ritiratosi con gli apostoli per
un po’ di riposo, riprese subito a parlare alla
gente. Gesù parlava soprattutto dell’amore che il
Padre ha per tutti e specialmente per i piccoli, i
poveri, i sofferenti, le persone senza protezione.
Subito dopo il Pastore, mostrando ulteriore
attenzione per quanti lo seguivano, provvederà a
sfamare la grande folla presente. Egli, dopo aver
nutrito la gente con l’annunzio dell’amore di
Dio, si preoccupò anche di nutrirlo nel corpo.
3. L’autore della lettera agli Ebrei nella
prima lettura (13,15-17.20-21) definisce Gesù il
“pastore grande delle pecore”, facendo
riferimento alla sua morte. Gesù, infatti, ha dato

la sua vita per noi per redimerci e per darci la
possibilità di rendere la nostra vita una offerta
gradita a Dio, compiendo la Sua volontà, operando
ciò che a Lui è gradito e vivendo nella solidarietà e
nella carità verso tutti.
Gesù è pastore grande perché nei nostri
riguardi compie in modo insuperabile tutti i gesti
descritti dal salmo.
Infatti, a coloro che lo seguono e noi tutti
vogliamo essere tra questi e quindi a ciascuno di noi:
egli non fa mancare nulla di ciò che veramente conta
nella vita, ci guida, ci fa attraversare la valle oscura,
cioè tutte le difficoltà in cui possiamo trovarci, con
la certezza che Egli è sempre con noi.
Per questo possiamo essere sempre sicuri da
ogni turbamento, e quindi nella pace interiore che
cercheremo di diffondere attorno a noi.
4. Tutto ciò si verifica ogni giorno nella
nostra vita. Per comprenderlo e sperimentarlo,
ogni mattina dovremmo dare inizio alla giornata
con un momento di preghiera, valorizzando
quelle belle formule che abbiamo appreso dai
genitori ed in particolare dalla mamma, dalle
nonne: Ti adoro mio Dio…
Potremmo pure valorizzare le prime
espressioni della preghiera che ci accompagna
nella Visita pastorale che sto compiendo nelle
parrocchie dell’arcidiocesi: “Signore Gesù, noi
crediamo fermamente che tu sei il Buon Pastore
inviato dall’amore del Padre per darci la vita in
abbondanza. Ti ringraziamo per l’amore, la
misericordia e la tenerezza che manifesti a

ciascuno di noi e a tutto il tuo santo gregge che è la
nostra chiesa di Catania”.
Questa mattina siamo qui per partecipare alla
Messa dell’aurora in onore della nostra amata
Sant’Agata. La guardiamo sempre con tanto affetto e
come una persona carissima, una della nostra
famiglia. Agata, nel suo volto sereno e radioso,
esprime la gioia di chi crede nell’amore
misericordioso del Padre, di chi vive nella grazia di
Gesù ed è sempre guidato dallo Spirito Santo.
Agata si è affidata con fiducia totale a Gesù, il
Pastore buono e grande, e da Lui si è fatta sempre
guidare. Agata ha attraversato la valle oscura della
violenza subita dal persecutore Quinziano e con il
martirio è entrata nel riposo di Dio, partecipando al
banchetto eterno del Paradiso.
Agata ancora una volta ci esorta a confidare
nel Signore dimostrandoci che egli è fedele nel
suo amore e non ci delude. Accogliamo l’invito
di Agata e viviamo sempre così e specialmente in
questi giorni di festa in suo onore.
Lo auguro affettuosamente a tutti.
 Salvatore Gristina

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Pubblicato il 4 febbraio 2017 su ALL NEWS. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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