MIRIAM VENIALGO, l’impegno Salesiano per la gente dell’Etna

Dall’Argentina è approdata ai piedi dell’Etna e, rimboccandosi le maniche, si è messa completamente a disposizione del territorio, vivendo tra la gente e per la gente, ponendo a base del suo quotidiano ed instancabile lavoro i valori dell’educazione salesiana.
Lei è Miriam Venialgo, laica salesiana della famiglia di Don Bosco. Da oltre sei anni vive a Belpasso, cittadina che si trova sul versante meridionale dell’Etna, a soli 18 chilometri da Catania. Il suo impegno come educatrice, all’interno della fondazione Margherita Bufali, ha ridato vita al lungimirante progetto della baronessa Margherita Bufali, ultima esponente della nobile famiglia che tanto si impegnò per la ricostruzione del centro etneo dopo il terremoto del 1693. La nobile belpassese lasciò infatti i beni della famiglia ai minori delle famiglie belpassesi in difficoltà. Per la sua attività, sulle tracce della baronessa benefattrice dei belpassesi, a Miriam è stata riconosciuta lo scorso anno anche dalla locale amministrazione, che le ha conferito la cittadinanza onoraria.
«Ho il dono di essere stata cresciuta in una famiglia molto povera». Così Miriam inizia a raccontare la sua storia, ora legata profondamente alle famiglie etnee. «Nel mio zaino hanno messo le cose fondamentali che dovevo trovare per vivere».
Oltre alle esperienze di vita personale, il percorso culturale dell’educatrice argentina amica delle famiglie, si è arricchito e specializzato nell’ambito della formazione. «La mia scelta è sempre nel lavoro. Sono docente. Ho lavorato tanto tempo sempre nel campo dell’educazione. In Italia sono arrivata mossa dal cuore».

A Belpasso Miriam opera all’interno dei locali del “Collegio Bufali”, che in passato, prima e dopo la guerra ha dato ricovero a tanti bambini orfani. «Il Centro è rimasto un luogo aperto a tutti: ai bambini bisognosi che devono sostenersi con la scuola, le mamme che si sentono sole perché non sanno che strada pendere per educare i figli, gli anziani, soli, che trovano un luogo pieno di musica e vita che gli fa bene al cuore, e le tante persone in difficoltà che hanno bisogno di condividere qualcosa, un piatto di pasta, un vestito… Qui arrivano tutti e di tutte le religioni, testimoni di Geova, evangelisti, pure chi non crede e… – aggiungee sorridendo – tanti cattolici».
Cuore delle tante attività di intrattenimento del tempo libero dei bambini, che trovano nell’oratorio salesiano il loro punto di riferimento quotidiano, è il grest estivo, proposta educativa religiosa del tempo libero, nata dalla tradizione salesiana, che vuol dire “gruppi estivi”, e che ogni anno riscuote grande successo, rispondendo alle tante e sempre più numerose esigenze delle famiglie di oggi. Ai genitori offrono infatti un luogo dove il minore viene “accompagnato” in un percorso di crescita, attraverso lo strumento cognitivo e comunicativo più idoneo al target: il gioco. «Educare attraverso il gioco è un impegno – continua Miriam – noi dobbiamo sapere dove “condurre” i bambini. Il grest è la continuazione dell’oratorio, è una casa che accoglie, una parrocchia che evangelizza, una scuola che educa, è un cortile per trovarsi con gli amici».
Ma per portare avanti il progetto della baronessa Bufali Miriam e la fondazione sono riusciti a far convergere nel comune obiettivo educativo il mondo del volontariato locale. «Il volontariato è uno stile di vita. Non è riferito a ciò che posso fare nel mio tempo libero, ma il volontariato è dare spazio a ciò che ho nel cuore, che Dio Mi ha regalato e che appartiene agli altri. È una sfida a noi stessi per restituire agli italiani l’identità. Negli ultimi anni gli italiani si sono dimenticati della misura che è un italiano davanti al mondo e noi vogliamo ricordarglielo».
Ma l’«Eccomi» di ogni volontario non può restare isolato. «Le istituzioni hanno un ruolo importantissimo – conclude Miriam – se i volontari nel mondo siamo soli ci trasformiamo in isole che non fanno niente, possono lavorare solo nel piccolo. Invece le istituzioni educative e politiche hanno un senso nella nostra società. Riprendere il nostro ruolo di adulto è importantissimo. Questo mondo ci aspetta per essere protagonisti: mani aperte, cuore aperto, mente aperta, per non essere container, che ci fa male lavorare divisi. Oggi amare è possibile, lavorare è un’esigenza e cambiare questo mondo è l’impegno che ci dobbiamo prendere».
S.D.

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Pubblicato il 29 novembre 2012 su ALL NEWS. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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